Il Lato Oscuro

Lo sentiamo tra le pieghe della formalità. Lo percepiamo che si fa spazio tra i nostri “devo”. Lo avvertiamo che bussa alla porta dei ruoli precostituiti e richiesti.

Grida forte, a volte, ma sembra non abbia sufficiente voce, perché il suo ascolto spaventa.

S’insinua tra l’Ideale dell’Io e la verità.

Va tenuto nascosto. Il suo regno è l’inconscio ma, a volte, si libera dalla gabbia della morale interiore (“Super Io”) e allora è un pugno nello stomaco.

Il nostro lato oscuro: voglio rendergli giustizia.

Come si dice: “Quando c’è luce c’è ombra, e viceversa”. (Un grazie a Jung è doveroso). In studio una paziente mi dice: “Voglio essere un angelo, è questo che gli altri amano di me, ma in realtà sono un piccolo diavolo e me ne vergogno”.

Sta proprio qui il problema: percepire che certi lati di noi non vanno bene. Non capire che siamo un “Tutto”. Siamo più ampi e complessi di come ci hanno fatto credere.

Siamo cresciuti a: “fai la brava”, “pentiti”, “vergognati”, “sì vergognati, anche solo di provarle certe cose!”.

In un percorso psicologico ti aiuto a dire “basta”. Basta all’idea di buonismo ipocrita che uccide la conoscenza più profonda di noi stessi.

L’obiettivo è quindi quello di integrarlo questo lato oscuro, perché la sua elaborazione e accettazione è fondamentale per la nascita di un Sé autentico.

Proviamo rabbia intensa, persino odio, facciamo pensieri indicibili a orecchie puritane e profane, siamo contaminati dal buio e, non per questo, non meritevoli se poi abbiamo la forza di scegliere la luce.

Dobbiamo farci i conti con il nostro lato oscuro, perché altrimenti incorreremo in una costruzione falsata di noi stessi e lo butteremo nel mondo esterno attraverso atti impulsivi o proiezioni potenzialmente distruttive.

Allora quell’energia densa che può prendere la strada bloccata deve invece essere incanalata nel senso più pieno di chi siamo e cosa proviamo per far sì che non ne diventiamo succubi e/o impotenti.

Impariamo insieme a riflettere sulle emozioni scomode, quelle che smuovono le viscere, che ci sorprendono; le emozioni forti, definite banalmente “negative”.

Impariamo insieme a fare un lavoro onesto su noi stessi perché non siamo umani se non siamo imperfetti.

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